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COLLE ESQUILINO
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| Foto del Colle Esquilino |
L'Esquilino è il più alto ed il più esteso dei sette colli su cui avvenne la fondazione di Roma, e l'unico insieme al Celio a denominare
uno dei moderni rioni.
Esso, che ha un'estensione completa di circa 75-80 ettari, è alto circa 55 metri alla sommità del Cispio, cima settentrionale dove si trova la Basilica di Santa Maria Maggiore; l'altezza è di 46 metri sulla punta del Fagutal, in corrispondeza a Piazza San Pietro in Vincoli, questa vetta era confinante con la Velia (eliminata quest'ultima per l'apertura di Via dei Fori Imperiali); oltre a queste due cime il Colle Esquilino è costituito dal colle Oppio oggi sede del Parco del Colle Oppio, con i resti della Domus Aurea, delle Terme di Tito e delle Terme di Traiano.
Il suo sviluppo ebbe due storie differenti: il settore occidentale, incluso nelle Mura Serviane venne abitato fin da epoca antica; mentre il settore orientale rimase per molto tempo disabitato e venne destinato a sepolcreto per gli schiavi, che spesso venivano abbandonati sulla terra cosicchè il territorio era cosparso da ossa umane.
Con venne bonificato e inserito nel piano urbanistico della città anche il lato disabitato dell'Esquilino trasformandolo in una zona residenziale in cui vennero costruite sontuose ville tra le quali la Villa di Mecenate, gli Horti Lamiani e gli Horti Maiani; inoltre in quest'area, tra la Via Suburra e la Porta Esquilina, l'Imperatore fece costruire una grande e sontuosa piazza dedicata alla moglie Livia.
Nel 64 d.C., sotto , le costruzioni sorte sul colle vennero completamente distrutte e successivamente divenne il nucleo centrale della Domus Aurea che occupò interamente l'Oppio; successivamente, ad opera degli imperatori della famiglia dei Flavi, la zona venne riconvertita ad uso pubblico.
Tra la Porta Esquilina, la Porta Viminale e la Porta Collina si stendeva l'AGGER SERVIANUS, una fortificazione artificiale lunga un chilometro che riparava il punto in cui i colli si univano con il pianoro e quindi non vi era difesa naturale; di questa opera rimangono tracce tra Via Merulana e Piazza dei Cinquecento.
Tra la fine del sec. IV e i primi anni del sec. VI si arriverà ad un graduale ma completo abbandono della zona con la trasformazione delle domus patrizie in chiese e conventi. Successivamente con l'apertura dell'Acquedotto Felice si andò progressivamente ripopolando ad esclusione dell'Oppio che rimarrà ad orti e vigne; nel frattempo andò costruendo la Villa Montalto per la sua famiglia tra Santa Maria Maggiore e Porta San Lorenzo.
Nel Cinquecento, nelle vicinanze dell'Arco di Gallieno, venne scoperto lo stupendo affresco delle NOZZE ALDOBRANDINE, probabilmente proveniente dalla Villa di Virgilio, ora conservato ai Musei Vaticani.
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